Pershing: quando la storia batte la crisi

14 marzo 2011 | Commenta Impresa

Attraverso le parole di Nada Serafini, Brand Manager Pershing, ripercorriamo la storia di una delle eccellenze nautiche italiane che ha attraversato la tempesta della crisi, cavalcandola.
La storia della Pershing inzia nel 1981, sotto il nome di Cantieri Navali dell’Adriatico; l’azienda si dedica a progetti di rifitting.
La prima svolta già dopo 4 anni quando i tre soci fondatori grazie all’estro creativo dell’ex presidente Tilli Antonelli e all’incontro fortunato con un giovane design, Fulvio De Simoni, decidono di immettere sul mercato un’imbarcazione open, un 45 piedi:

nasce uno dei primi cavalli di battaglia dei Cantieri, il Pershing 45 prodotto nelle Marche a Cento Croci di Mondolfo. Gli inizi sono stati improvvisati, come ci racconta la Brand Manager Nada Serafini, perché c’era tanta passione per la nautica, tante idee ma niente soldi.

Dottoressa Serafini ci racconti la sua esperienza di vita nella Pershing.
“Sono entrata in azienda nel 1991.Fin dal mio arrivo, abbiamo iniziato una politica di costruzione della rete vendita che oggi ci vede azienda di successo soprattutto in Costa Azzurra, Italia e Grecia. Poi grazie ad un ottimo distributore siamo approdati anche in Asia nel 1996. Nel 1998, i primi cambiamenti: le richieste del mercato riguardo le taglie di imbarcazioni aumentano, si chiedono barche più grandi con caratteristiche più tecnologiche; noi ci sentiamo pronti per andare sui mercati in Asia, in Europa, in America. Ovviamente però non potevamo farlo da soli,quindi la scelta condivisa di entrare a far parte del Gruppo Ferretti, a settembre 1998. Il nome del marchio diventa il nome dell’azienda, una scelta guidata dalle modalità con cui i clienti stessi si pongono nei nostri confronti; c’è un forte senso di appartenenza e di identificazione col prodotto. Nel 2000 poi il passo finale:l’ entrata in borsa e l’acquisizione completata. Questo passo ci ha aperto le porte del “mappamondo”, abbiamo mutuato dal Gruppo Ferretti la rete vendita, fatta di 30 dealer nel mondo. Noi abbiamo insegnato loro come si fanno barche performanti e abbiamo acquisito il loro know how a livello di ingegnerizzazione del prodotto e sfruttamento delle sinergie. Il marchio ora è molto ben consolidato in tanti Paesi: sempre più sanno che cosa è Pershing.”

Il 2008 è stato l’anno della crisi, un macigno per tutti i settori produttivi…
“Il 2008 ha prodotto un cambio radicale degli scenari mondiali e ha determinato l’ assoluta necessità di reagire in tempo zero. Possiamo solo ringraziare Pershing, le sue persone e il Gruppo Ferretti per la sua capacità di reazione. Ho l’orgoglio di dire che questo Gruppo ha un’enorme capacità di guardare avanti. Per produrre una reazione efficace si è attuata una riformattazione del Gruppo stesso, scegliendo cosa tenere e cosa vendere. Necessariamente abbiamo dovuto guardare anche all’interno, ridimensionandoci: siamo ricorsi alla cassa integrazione per 250/280 persone in tutto il Gruppo, 40 per il sito di Marotta. Abbiamo accorpato le funzioni di staff a Marotta ed a Forlì. Sono state effettuate analisi dei budget, per decidere per gli otto marchi quali barche fare, quali aggiornare, quali non fare, di quali ritardare l’ingresso sul mercato. Queste scelte hanno prodotto un’azienda che guarda al proprio core business con occhi, quelli dei costruttori di barche che hanno davanti gli appassionati del mare, che vogliono un oggetto sì di lusso ma assolutamente affidabile.”

Che cosa è maggiormente cambiato dopo la crisi?
“E’ cambiata al ciclicità del prodotto. Prima tutti i mercati mondiali ci consentivano di varare otto barche al mese tra settembre e febbraio e quindici da marzo a luglio. Adesso le barche più grandi tendono ad essere acquistate a ridosso della consegna con tutto quello che significa per noi: impazzire quando è Pasqua perché probabilmente a metà Marzo molti armatori chiameranno per sapere “Che 64 piedi c’è pronto? Bene lo pago subito, lo voglio a Pasqua ma devi installare queste 10 cose”. Anche in questo caso c’è stata una grande capacità di adeguamento grazie al fatto di essere diventati Gruppo: ragioniamo in ottica comune, per ottimizzare le risorse. Abbiamo bisogno di una estrema flessibilità sia del comparto produttivo che di quello commerciale e proprio questa capacità ci ha resi forti ed in grado di superare un momento così difficile.”

Che cosa invece non è cambiato rispetto al passato?
“L’innovazione e la creatività rimangono fondamentali. Nel design, nel decoro, nei nuovi materiali da usare. Nessuno dei pilastri della politica del Gruppo Ferretti è variato: siamo costruttori di barche, non venditori. Produciamo le migliori per la nautica da diporto, a livello di design, di tecnologia applicata, di materiale e di attenzione alle richieste del cliente e alle dinamiche di mercato. Pershing forse più di altri ha un’attenzione particolare nei confronti dei clienti. Noi abbiamo sempre conosciuto i nostri clienti uno ad uno, anche quando a vendere le barche erano i distributori. Il lusso è “futile” per cui spesso è la relazione a vendere insieme alla tecnologia.”

Quali sono attualmente i mercati di riferimento?
“Il mondo è ribaltato. Fatto dieci i viaggi in un anno, se prima facevo sette viaggi in Europa, uno o due negli Usa e uno nel resto del mondo, ora ne faccio sei tra Usa e resto del mondo e il restante in Europa. Attualmente i mercati emergenti sono le Americhe Latine,la Repubblica Dominicana, il Messico,e il Brasile in enorme crescita dove abbiamo aperto qualche mese fa un cantiere di costruzioni a San Paolo. Poi ci sono Cile e Portorico dove stiamo cercando nuovi canali e l’ Africa con Marocco, Egitto, Sudafrica ed Angola. Per quanto riguarda il Medio Oriente, forse ci siamo aspettati un po’ troppo da Dubai, mentre i segnali forti vengono da Arabia Saudita, Bahrein, Qatar. In Asia, Tailandia, Hong Kong e a alcune zone della Cina. Secondo me è il momento di girare l’occhio verso la Corea e l’Australia. Per Pershing punterei su Australia, Singapore, Thailandia.”

L’approccio Pershing al presente e al futuro, possiamo dire che dopo il riassetto operato è di nuovo positivo?
“Sicuramente. Nell’ultimo anno sono state costruite 52 barche Pershing in tutto il mondo,mentre tutto il Gruppo oggi ne fa circa 400. A Marotta lavorano oltre 200, perché comunque abbiamo mantenuto per quanto possibile le risorse specifiche del cantiere; quello che abbiamo perso sono stati i terzisti. Noi comunque ce l’abbiamo fatta, certo con tanti sacrifici però ci siamo riusciti. A Giugno abbiamo varato il 115/7, oggi 115/9, tra 7 giorni un custom line 97 e a metà febbraio lanceremo un nuovo prototipo, il Pershing 108/1. Come Gruppo possiamo essere abbastanza soddisfatti dato che già a Dicembre avevamo venduto quasi il 60% del nostro budget e non è scontato perché per noi l’anno inizia il 1 settembre e termina il 31agosto. Per quanto riguarda i marchi, Ferretti è un Gruppo molto solido. C’è positività: ci sarà sempre qualcuno che acquista barche. Adesso c’è la reazione, adesso il cliente ha voglia di divertirsi. E dobbiamo puntare a mantenere le competenze che abbiamo, anche in generale come italiani, perché superiori alle nostre al momento non ce ne sono.”

Tags: , , ,