Il Cristo fatto femmina

14 marzo 2011 | Commenta Scelti per voi

Venerato da secoli nel duomo di Osimo, il crocifisso miracoloso che oggi un gruppo di studiosi scopre raffigurare una donna.
In cima alla salita, alla fine della strada, c’è il Duomo di Osimo. È elegante, romanico e gotico insieme ma, soprattutto, è intriso di quella luce che solo la storia sa dare alle pietre. La storia ufficiale, certo.

Ma anche la storia più obbliqua e sotterranea di una città per secoli porto franco di società segrete e sette massoniche, di filosofie eversive, di diversioni eretiche. Una città profondamente antipapalina seppur piantata nel cuore geografico dello Stato della Chiesa, quasi come un coltello: Osimo la ghibellina nel 1300, la giacobina a fine 1700, la garibaldina nell’800. E persino il suo duomo, edificato nell’VIII secolo sopra un tempio pagano e successivamente ripreso in chiave gotica, è tempestato di simbologie esoteriche e di dispositivi geometrici che evocano i Templari, i maestri comacini e i loro arcani architettonici.
Varchi il portone e uno strano Cristo in croce emerge nella penombra della navata, sulla parete del primo altare a destra. Evidenziato da un faretto di pochi watt, più che pendere crocifisso sembra ben ritto sui suoi piedi. Quel corpo di legno appare come immobilizzato nell’atto di aprirsi. Con le braccia larghe e ben tese come chi non ha nulla da nascondere di ciò che porta addosso.
Il crocifisso, di autore anonimo e considerato dell’XI o XII secolo, è cavo dentro ed è plasmato solo esternamente. Indossa una specie di gonnellina ricamata al posto del più usuale panno intrecciato. L’anatomia del corpo, a detta di diversi critici, sembra ingenua, approssimata, mal modellata. Osservazione che stona con il contesto di una città come Osimo, così storicamente abbondante, in ogni epoca, di ottimi scultori e di sculture. Forse l’indefinizione dei tratti non è ingenuità artistica; potrebbe invece avere un’altra funzione, ben precisa.
Proprio di quel crocifisso, gli archivi raccontano che il 2 luglio del 1796, all’epoca dell’arrivo dei napoleonici nelle Marche, avrebbe mosso occhi e labbra, suscitando grande scalpore tra i fedeli. Al punto da provocare la deposizione delle armi anche da parte di quei giacobini osimani che, affascinati dal verbo della rivoluzione francese, aspettavano Napoleone per liberarsi dal Papa. In verità pare non fosse stata l’unica statua a dare segni di vita da quelle parti. Era già successo ad una madonna della Cattedrale di Ancona e come per epidemia, nei giorni successivi, altri crocifissi e madonne, da Filottrano, a Recanati, a Urbania e fino alla stessa Roma, avrebbero sgranato gli occhi e altri armati avrebbero deposto spade e archibugi sotto gli altari.
Quello che alcuni studiosi hanno scoperto sul nostro crocifisso, qualche mese fa, è forse molto meno miracoloso ma non meno sconvolgente. Quel corpo di Cristo è un corpo di donna.
Era lo scorso luglio e un gruppo di ricercatori e architetti osimani, ravennati, veronesi e padovani, erano chiusi nel duomo a fare rilevazioni sul presbiterio, realizzato dal mastro comacino Filippo nel 1191. Vi è infatti un mosaico dove sono raffigurate due rote che, in relazione alla posizione della luce solare che penetra dai vari rosoni, svolgono una funzione calendariale, oltre a esercitare particolari effetti biofisici. Roberto Mosca era del gruppo e racconta: “Mentre lasciavamo la chiesa, guardando a sinistra in maniera fortuita, con la coda dell’occhio, in un attimo vidi che quel crocifisso, che avevo sempre giudicato un po’ strano ed efebico, rappresentava una donna”.
Se per Romain Gary, autore francese, il gioco di ombre e luci sui tratti fisici ne sancisce perentoriamente la vecchiaia (“questo signore aveva già un viso ombreggiato, soprattutto attorno agli occhi, che sono i primi a scavarsi e vivono soli nel loro circondario, con un’espressione di perchè, con quale diritto, cosa mi sta succedendo”), questa volta il lavoro della luce sul corpo del crocifisso ne sentenzia un’altra cosa: il sesso. Infatti, racconta Roberto, “l’assenza delle luci e del faretto (il timer spegne tutto automaticamente dopo una ventina di minuti dalla chiusura delle 12.30) e la forte luce solare allo zenit che entrava dal lucernario del soffitto della cappella rivelavano un corpo femminile. Tutti gli altri erano basiti e a bocca aperta. Il nuovo gioco di luci regalava l’immagine di una donna aggraziata con una sorta di caschetto, il nasino illuminato, la barba invisibile, le braccia e le gambe affusolate, le curve del corpo sopra la gonna ed il seno ben pronunciato”.
È nel 1896 che il crocifisso venne risistemato dall’architetto Costantini nella cappella con il lucernario, a cui si deve quella distribuzione della luce; mentre un altro architetto, il Vici, ne aveva precedentemente disegnato l’altare. Forse entrambi i personaggi, che recenti studi rivelano come aderenti a società segrete, conoscevano il segreto del crocifisso con il seno. E non solo il seno. Roberto continua infatti: “Abbiamo sbirciato anche sotto la gonna. Ebbene, quello che si vede, forme, solchi sul legno e incisioni sulla tela che vi è incollata, conferma che quel Cristo è una Cristina”.
È quantomeno curioso che per secoli, il sesso eversivo di questo crocifisso sia stato sotto gli occhi di tutti, come una specie di blasfemia inosservata. Ma aldilà della suggestione, la questione è sicuramente teologica. Osimo, infatti, è stata nei secoli ricettacolo di filosofie ereticali ed esoteriche, come testimoniano le centinaia di sculture e bassorilievi che popolano le gallerie della parte sotterranea della città, dove le sette avevano scavato i loro regni. E dove è possibile riconoscere anche il passaggio delle dottrine gnostiche che, già dal II secolo, si erano diffuse all’interno della Chiesa; poi condannate come eretiche, vennero a lungo perseguitate, come nel caso dei Càtari, contro cui il Papa Innocenzo III scatenò una crociata nel 1208 e contro cui, in seguito, fu appositamente creato il Tribunale dell’Inquisizione. È forse da questi ambienti e da queste correnti teologiche eterodosse che proviene l’autore del crocifisso, dal momento che, per gli gnostici, nell’Uno divino sarebbero contenuti sia il principio maschile che quello femminile. Infatti Cristo e lo Spirito Santo, emanazioni di quell’Uno, si sarebbero incarnati sulla Terra rispettivamente come Gesù e Maria Maddalena.
Non è una burla, più una rivendicazione filosofica, se a Osimo Cristo è femmina.

 

di Giampaolo Paticchio

 

In rete, il video “Libero arbitrio – Una storia esemplare”

 

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