Cronaca di una discarica evitata (per ora)

14 marzo 2011 | Commenta Scelti per voi

regione-marche-progetto-discaricaIl 23 novembre 2009 viene costituita la “Appignano Ambiente Srl”, società privata con un amministratore unico, Jacopo Mattei, nipote di quell’Enrico che fu a capo dell’Eni e morì in un incidente aereo, ancora oggi annoverato tra i misteri d’Italia.
A voler ricostruire l’identità degli investitori, le tracce conducono, attraverso un sistema di società interconnesse, fino in Lussemburgo.

Il giorno stesso la società presenta presso la Regione Marche il progetto di una discarica di rifiuti speciali “non pericolosi”: quasi 4 milioni di metri cubi di materiali da distribuire su 20 ettari in località Campo di Bove, a due passi da Appignano, nella splendida vallata su cui affaccia il così detto balcone delle Marche di Cingoli, il panorama più bello della regione. Un affare industriale da circa 800 milioni di euro, su un territorio che da qualche anno si è votato allo sviluppo sostenibile e si è popolato di colture biologiche ed agriturismi, di antichi casali che rivivono.

È l’ennesimo colpo ad una valle già “assediata”: infatti è sempre nei paraggi, vicino Cingoli, che il “Cosmari” ha già indicato alla Provincia di Macerata il sito per un impianto di rifiuti urbani; e a meno di 3 km si trova Sant’Ignazio di Filottrano dove, invece, è la Provincia di Ancona a volerne un altro ancora.

Immediatamente l’Amministrazione comunale di Appignano, con il sindaco Messi, si attiva contro il progetto della discarica speciale. Centinaia di cittadini costituiscono spontaneamente il Comitato “Scarica la Discarica”, che raccoglie molti consensi, trasversali a partiti e ad interessi, e che si rivela sorprendentemente unito e attivo.

Per Quarchioni, di Legambiente, quell’impianto non serve, “perché quello attuale della Regione, pubblico al 100%, può ancora ricevere centinaia di metri cubi di rifiuti speciali”. Il vero problema è che le Marche già sono, in tema di rifiuti speciali, nel mirino degli interessi delle ecomafie. Lo segnalano i 9 arresti e le indagini della magistratura di Napoli sulla “Eco Service srl” di Corridonia (Mc) e sulla discarica “Senesi srl” di Morrovalle (Mc) nelle quali, tra il 2005 e il 2009, sarebbero transitate 100.000 tonnellate di veleni provenienti dal sud. Fanghi, ceneri e polveri. Rifiuti carichi di arsenico, cromo, idrocarburi e piombo che, a norma, avrebbero dovuto essere sottoposti a un costoso trattamento di smaltimento e che invece sarebbero stati declassificati a rifiuti ordinari e poi “resi inerti”, per approdare apparentemente puliti alle discariche urbane della provincia.

Anche Capponi, a gennaio 2010 ancora presidente della provincia di Macerata, conferma il proprio no all’impianto di Appignano, per le dimensioni esagerate rispetto al fabbisogno e per la mancanza di pubblica utilità. Ma la competenza è della Regione che, finalmente, il 15 marzo batte un colpo. La giunta regionale, nell’approvare gli indirizzi preliminari alle linee-guida sulle discariche, stabilisce la priorità dei rifiuti urbani rispetto a quelli industriali e si dichiara contraria alla costruzione di più discariche in aree troppo vicine. Soprattutto se in quel territorio sussistono più attività economiche incentrate su paesaggio e ambiente. Proprio come nel caso di Appignano. Così comitato e amministrazione comunale incassano la prima mezza vittoria ma non abbassano la guardia.

Infatti, quando ad aprile “Appignano Ambiente” deposita il progetto definitivo di discarica e la Regione Marche avvia la procedura per valutarne l’impatto ambientale, il Comune di Appignano diffida la Regione dal proseguire, in quanto la documentazione depositata non sarebbe conforme alle norme; inoltre il consiglio approva la variante al Piano regolatore intesa a potenziare il sistema ricettivo e le coltivazioni biologiche. Il Comitato anti-discarica scrive invece una lettera al Governatore, invitandolo a prendere posizione e a mantenere gli impegni della campagna elettorale, imperniata sul rilancio delle bellezze paesaggistiche delle Marche. Come sa bene persino Dustin Hoffman.

Così il 18 giugno la Conferenza dei Servizi della Regione si dichiara contraria all’insediamento della discarica. E dopo il ricorso di “Appignano Ambiente”, per la seconda volta, a dicembre, dà parere tecnico negativo.
Ma la partita non è chiusa. Infatti, Dino Latini, consigliere regionale di maggioranza e presidente della II Commissione consiliare permanente, da sempre contrario ai tre impianti nella vallata, preannuncia a gennaio una proposta alternativa di discarica sperimentale urbana, questa volta in territorio filottranese, ma pur sempre nella stessa valle. Al comitato “Scarica la discarica”, per cui la vera alternativa non è tra una discarica o l’altra ma tra un modello di sviluppo ecosostenibile ed un modello opposto, sono pronti a riprendere la lotta.


Scarica la Discarica
La parola a Marino Severini (The Gang) “voce” della rivolta

È terra nostra quella / che sogna le farfalle/ che ci rivolta il cuore / piegandoci le spalle/
e che ci fa pregare / nell’ora del tramonto/ terra che ama il vento / per far durare il mondo.

La canzone si trova in “Il Seme e La Speranza”, disco della marchigiana Gang (2006), tutto dedicato al “Grande Umanesimo di razza contadina”. E Marino Severini, autore di quel testo, oggi è impegnato in prima linea nella lotta per uno sviluppo diverso del territorio in cui vive. E lo fa non solo a suon di canzoni. L’artista infatti, insieme a Egidio Tavoloni, è anima del Comitato “Scarica la Discarica” che, ad Appignano, si è opposto strenuamente al progetto della discarica industriale. “Tutta la comunità si è unita e ha fatto quadrato attorno al suo territorio, per difenderlo” – dice Marino – “Interessi e sensibilità di amministratori locali, cittadini, imprenditori del turismo e del biologico sono entrati in convergenza per scongiurare il pericolo dell’avvelenamento della valle, da anni al centro di un processo di riscoperta della terra, dei suoi prodotti, delle sue bellezze”.

Tutto era cominciato circa 12 anni fa. Già allora la valle era insidiata dal progetto di un’altra discarica. La lotta contro quell’impianto mise insieme le energie di chi si riconosceva in un’identità e in un futuro diversi, innescando un processo travolgente. Fu l’allora sindaco Raffaelli che attivò una dinamica collettiva di rivalutazione delle radici. La tradizionale attività della terracotta venne rilanciata e promossa, attorno alle figure dei vasai storici: i Testa, i Bozzi, i Sitti. In quella che era la campagna meno produttiva del territorio, i “custodi della vallata” (famiglie contadine come gli Ortensi, i Mazzieri, i Cappella, i Medei), ripresero la coltivazione dei legumi tipici di quei luoghi: il fagiolo “Solfi“, il cece “Quercia “e la quasi scomparsa “Roveja”. E poi nacque “Leguminaria”, evento annuale frequentatissimo, in cui i legumi, la ceramica e il vino locali la fanno da padroni.

Così oggi le coltivazioni biologiche occupano il 25 % del territorio e Appignano ha ottenuto la bandiera Verde nel 2005 e nel 2010; inoltre è al 1° posto nelle Marche per la raccolta differenziata, con un 78,8 % di rifiuti sottratti alle discariche. “È per questo” continua Marino “che rivendichiamo il diritto di proseguire, di andare oltre la prima puntata, sperimentando modelli di crescita alternativi all’impero delle merci. Ai più giovani spetta una rivoluzione, più grande di quella industriale: riconciliare il genere umano con la Terra. Altro che megadiscarica.” Marino si rivolge al governatore: “Dove lo trova un altro posto, dott. Spacca, per costruire un laboratorio, un modello pratico per quella che lei stesso afferma essere la punta del nuovo sviluppo marchigiano? La invito pubblicamente a cena, caro presidente, per conoscere meglio gli uomini e donne di buona volontà che, in questa vallata, da più di 10 anni mettono in pratica le sue parole quando parla del futuro delle Marche, tutto paesaggio e green economy”.
Pausa. Sorriso. “Allora che fa, dottore, viene? Io intanto aggiungo un posto a tavola”.

L’alternativa di Latini
Botta e risposta con il presidente della II Commissione consiliare permanente regionale

In che consiste il progetto sperimentale sui rifiuti nel triangolo Appignano-Cingoli-Filottrano, da lei preannunciato?
“Consiste in una raccolta differenziata molto spinta, su tutto il territorio, e in un modale programmato di impianti di selezione e di trasformazione dei rifiuti. Il progetto verrà presentato ai cittadini il 10 febbraio alle 21, al parco VerdeAzzurro di Cingoli.”

Resta il fatto che da anni quel territorio ha investito su uno sviluppo ecologico e sostenibile, senza margini per nessun tipo di impianto. Lei è stato molto vicino alle lotte del comitato anti-discarica: non teme che la sua proposta venga vissuta come un voltafaccia?
“Premetto che tutti i territori hanno il diritto di difendersi e di verificare la eventuale compatibilità di qualsiasi insediamento tecnologico. In ogni caso non credo che programmare un piano con “zero” insediamenti o al massimo con un impianto di selezione e trasformazione, in quella zona, sia peggio che vedersi appioppare una discarica, tra l’altro molto particolare.”

Non sarebbe più percorribile, per una regione che fa del paesaggio il suo punto di forza, il modello “Rifiuti Zero”, che punta all’abbattimento della produzione di rifiuti e al loro riciclo quasi totale? Alcuni comuni italiani virtuosi, tra i quali anche Monsano (An), già lo attuano con successo.
“Per attuare concretamente il modello “Rifiuti Zero”, bisogna trasformarli quei rifiuti. E per farlo occorrono impianti specifici (non parlo di inceneritori) i quali hanno bisogno anch’essi di un’ubicazione. E Monsano va proprio in questa direzione, dal momento che non tutti i “rifiuti zero” sono riciclabili.”


Lettera aperta della Vallata

“Caro conterraneo
Io sono la vallata. Da secoli il tuo paesaggio, il tuo colpo d’occhio verso il mare, la tua discesa dalla montagna.
È da tempo immemorabile che mi sento la tua terra e tu mi hai contemplata, percorsa, lavorata, ringraziata, rispettata, a volte maltrattata. Forse amata. Da quando mi popoli, mi hai affidato il seme e io te l’ho restituito moltiplicato come frutto: il fagiolo, il cece, la roveja.
Da Appignano, da Cingoli, da Filottrano tu ti specchi nel mio catino e puoi riuscire a vedere chi sei adesso, cosa sei diventato. Guardami oggi un’altra volta, e tieni a mente. Se sono più brutta è perchè ti sei imbruttito anche tu. E se invece mi vedi rinascere, è perchè tu per primo vuoi una vita nuova.

Certi legami non si smentiscono mai. E reciderli è un atto suicida. Chi mi avvelena, si avvelena.
Io sono quel luogo dove talvolta Davide sfida ancora Golia. Come quando il bandito Bellente, ribelle al potere degli invasori napoleonici, mi percorse in lungo e in largo e io gli ho offerto rifugio, mentre tu gli assicuravi simpatia e copertura. Perchè in fondo anche tu avresti voluto gridare la tua e la mia libertà. Quella volta Davide non vinse però, perchè il brigante fu tradito, preso, giustiziato.
Anche oggi i pericoli vengono dall’esterno e si chiamano rifiuti. Gli scarti della civiltà industriale da riversare su un territorio che, invece, di civiltà vuole costruirne un’altra. Quella della riscoperta, del legame, di un ritorno a ritmi più lenti. Civiltà di cui stavolta solo tu puoi essere il Davide.

In questi ultimi anni mi sono vista ripopolare. Contadini forti, intelligenti, mi hanno trattata con cura e senza armi chimiche. Mi hanno restituito le mie colture, i miei legumi. E gli antichi muri abbandonati hanno riaperto i loro occhi a finestra e si sono riempiti di persone e di idee. Attorno a me vedo rinascere i germogli di una comunità.
Il fagiolo sconfisse la discarica, mi piacerebbe poter raccontare ai vostri figli, domani. Perchè significherebbe che stavolta Golia ha perso.
La vostra sopravvivenza è una sola cosa con la mia.
Con affetto di madre.
Vostra Valle”

 

di Giampaolo Paticchio

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