Contro le vergare

17 dicembre 2010 | Commenta Scelti per voi

Un marchigiano vero dovrebbe sapere che cos’è una vergara e non dovrebbe avere bisogno di googlare per scoprirlo.
Tra l’altro gli andrebbe male che salterebbero fuori le foto di una prosperosa attrice messicana e i siti di un giornalista italiano. Le vergare sono le bisnonne, sono le vecchie che tenevano in mano la vita domestica nelle campagne.

Le vergare custodivano le chiavi di casa, tenute insieme da un grande anello. Erano le sacerdotesse della famiglia, del fuoco domestico, delle tradizioni fondate sull’esperienza della mezzadria, della morale e della paura del nuovo.
Ti vuoi mettere contro le bisnonne? Sì. Cioè, no, mi voglio mettere contro le vergare di oggi.
Perché le vergare avevano senso nel mondo contadino, quando la vita delle campagne, generazione dopo generazione, non conosceva differenze. Essere contadino al tempo di Ciriaco d’Ancona o essere contadino al tempo di Rossini, avrebbe cambiato poco del freddo dell’inverno, dei contrasti col padrone, dei soprusi dei forti, del modo di coltivare la terra o costruire la porcilaia. Il mondo per secoli si è ripetuto. Quella civiltà delle lucciole d’estate e dei racconti intorno al fuoco coi vicinati è finita da un pezzo. E il problema, oggi, non è se sia un bene o un male. Quello era un problema di Pasolini, non è il mio e non è il nostro.

Se scrivo che il mondo sta cambiando dico una cosa vera, ma dico anche una cosa che dicono tutti. E chi legge potrebbe avere due reazioni: chi ne conosce i motivi troverebbe le solite parole, chi non ne è consapevole al contrario avrebbe difficoltà a crederci, perché in giro ci sono le vergare che fanno un gran lavoro.

Le vergare di oggi sono soprattutto uomini, invece del fazzoletto in testa portano spesso un completo scuro. Le vergare si oppongono al cambiamento, perché per continuare a tenere le chiavi di casa hanno bisogno che i figli restino sotto il loro controllo. Che la casa non si svuoti, altrimenti si troveranno a parlare coi fantasmi di un passato che, per loro, non passa. Le vergare sono esperte del mondo, non sono sciocche. Sanno che le vecchie vergare hanno perso potere quando le famiglie sono andate in città, quando alla civiltà contadina si è affiancata la civiltà urbana e industriale. Le loro superstizioni stregonesche sono state sostituite dalla scienza dei medici di campagna prima e dagli ospedali poi. E allora le vergare di oggi non se lo possono permettere, cercano di tenere fuori il cambiamento o pensano che alla fine tutto resterà uguale, sperando che il Gattopardo non sia un romanzo, ma una profezia.

Alla fine non resterà che scegliersi una parte, una fazione, decidere come si vuole vivere e accettare che questo comporterà uno scontro. Quando le epoche cambiano, i figli e i padri si trovano sulle parti opposte del campo di battaglia.

Ciriaco Pizzecolli è nato ad Ancona alla fine del ’300 ed ha viaggiato per la Grecia fino a Costantinopoli. Il suo interesse era approfondire la conoscenza del greco e da archeologo contribuire alla riscoperta della civiltà greca e romana.

Pier Paolo Pasolini, Corriere della Sera, 1 febbraio 1975 www.pasolini.net/saggistica_scritticorsari_lucciole.htm
“Nei primi anni sessanta, a causa dell’inquinamento dell’aria, e, soprattutto, in campagna, a causa dell’inquinamento dell’acqua (gli azzurri fiumi e le rogge trasparenti) sono cominciate a scomparire le lucciole. Il fenomeno è stato fulmineo e folgorante. Dopo pochi anni le lucciole non c’erano più. (Sono ora un ricordo, abbastanza straziante, del passato: e un uomo anziano che abbia un tale ricordo, non può riconoscere nei nuovi giovani se stesso giovane, e dunque non può più avere i bei rimpianti di una volta). Quel “qualcosa” che è accaduto una decina di anni fa lo chiamerò dunque “scomparsa delle lucciole”.

Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il gattopardo
“Sei pazzo, figlio mio! Andare a mettersi con quella gente! Sono tutti mafiosi e imbroglioni. Un Falconeri dev’essere con noi, per il Re.” Gli occhi ripresero a sorridere. “Per il Re, certo, ma per quale Re?” Il ragazzo ebbe una delle sue crisi di serietà che lo rendevano impenetrabile e caro. “Se non ci siamo anche noi, quelli ti combinano la repubblica. Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi. Mi sono spiegato?”

di Fabio Curzi

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