Valore della Biodiversità e dei suoi servizi ecosistemici

15 dicembre 2010 | Commenta Scelti per voi

Per celebrare il 2010, ma anche per divulgare e sensibilizzare, la nostra Regione ha indetto una serie di appuntamenti: un ciclo di convegni in collaborazione con le Aree Protette delle Regione.
Siamo stati ad Arquata del Tronto,  nel Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga, a pochi km dal confine con Umbria, Lazio e Abruzzo.

Molti interventi hanno arricchito la giornata, tra cui Riccardo Santolini dell’Università di Urbino e Giovanni Damiani dell’ARTA Abruzzo. Anna Maria Maggiore del Ministero dell’Ambiente ha voluto sottolineare la centralità dei servizi ecosistemici forniti dalla natura per il benessere umano. Dal punto di vista ministeriale gli obiettivi sono tre: massimizzare la salvaguardia e il recupero dei servizi ecosistemici per garantire il ruolo chiave entro il 2020; favorire l’adattamento ai cambiamenti climatici e integrare la conservazione della biodiversità nelle politiche economiche e sociali. Gli strumenti economici e di regolamentazione avranno un ruolo centrale per il raggiungimento di tali obiettivi. Ogni due anni dovrà essere stilato un rapporto periodico che controlli i risultati raggiunti, e per il 2015 è prevista una verifica approfondita.
Il Network Nazionale della Biodiversità raccoglierà, a questo scopo, 30 banche dati messe a disposizione dai vari enti, pubblici e privati, con l’obiettivo di catalogare le infinite specie presenti in Italia. La sua capacità di arricchirsi e integrarsi costantemente nel tempo garantirà l’obiettivo di farne uno strumento di raccolta e condivisione del nostro patrimonio naturalistico.
Il Portale Natural Italia si farà carico invece di tutte le informazioni utili per conoscere il nostro patrimonio faunistico e floristico, supportando i dati raccolti con materiale di e-booking ed e-learning e altri materiali multimediali.

 

Centrali per lo sviluppo del convegno le indicazioni gestionali adeguate al mantenimento delle funzionalità ecosistemiche e per il superamento delle incompatibilità tra conservazione e sfruttamento delle risorse. In particolare, il tema si riferisce alla complessa e cruciale funzione svolta dai sistemi naturali in termini di beni e servizi in favore della qualità della vita sul nostro pianeta. Dal punto di vista antropologico i benefici per il genere umano riguardano la produzione di cibo, acqua, aria ed energia e possiedono un intrinseco valore economico, che in passato è stato sottostimato per l’abitudine a considerare come dovute quelle provvidenze. Per contro oggi l’ultima ricerca disponibile, firmata dal più autorevole degli organismi che hanno affrontato questo tema il TEEB (The Economics of Ecosystems and Biodiversity Study), ha stimato in 355.000 miliardi di euro il valore degli ecosistemi sulla Terra.
Dalla Provincia di Roma Daniel Franco ci ha dato una stima dei beni e dei servizi ambientali nella gestione sostenibile del paesaggio attraverso alcuni casi studio e Antonio Di Sabatino, del Dipartimento di Scienze Ambientali dell’Università dell’Aquila, ci ha fornito una stima preliminare del valore economico dei servizi ecosistemici. Visti gli attuali ritmi di crescita del fabbisogno umano lo scenario futuro è caratterizzato da un aumento dei costi della società, ma la domanda è: il capitale riuscirà a coprire i costi della perdita di biodiversità? Sotto questa nuova luce il PIL non è più l’unico indicatore di crescita di un Paese, ma la biodiversità diventa parte del suo sviluppo e della sua crescita.
Ma come si può calcolare il valore di un bene inestimabile? Se ne occupa l’economia ambientale. Se consideriamo l’ambiente come la nostra “casa” ce ne occuperemo nel tentativo di mantenerlo accogliente e integro per noi e per le generazioni future, ma se lo consideriamo come una risorsa allora non ci occuperemo del domani, ma solo di come sfruttarlo per le nostre immediate necessità. L’economia dell’ambiente fornisce quindi una serie di criteri utili, ma non sempre risolutivi, per prendere le decisioni più coerenti sotto entrambi gli aspetti. Sono stati usati valori di uso e non uso, considerando che il mercato è sottoposto anche a valutazioni di tipo diretto, indiretto (costi evitati, sostituzione), contingente (volontà a pagare con indagine sociale) e di gruppo. Il primo a tentare una valutazione di questo tipo, nel 1997 su Nature, fu un importante articolo “The value of the world’s ecosystem services and natural capital” – valutazione del capitale naturale a livello globale – aprì la strada alle successive valutazioni. Delineata una tabella per biomi e sottobiomi in relazione ai valori del servizio, si è identificata una stima del capitale naturale, portando ad una analisi dei contributi di ogni bioma e quindi, alla riconsiderazione degli aspetti delle precedenti valutazioni sulle linee guida del Corine Map.
Nel ranking mondiale sul capitale, l’Italia si piazza al 72° posto con una ecovalutazione pari a 15,2 miliardi di dollari l’anno, una cifra ancor più notevole se pensiamo che questi calcoli sono stati eseguiti sulla base di un 1% di territorio realmente produttivo. Dovrebbe ormai essere chiaro però che non sono solo i campi coltivati a produrre.

Il progetto TEEB
Il progetto TEEB (www.teebweb.org ) ha avviato un piano di informazione e coinvolgimento dei cittadini sul valore della biodiversità e degli ecosistemi (http://bankofnaturalcapital.com/). Sottolineando l’invisibilità della natura agli occhi dell’economia e delle politiche nazionali. Qui viene evidenziato il ruolo del capitale naturale attraverso le analisi e le proposte al fine di inserirle nel conto della cultura, della politica e nell’economia della nostra società. Il TEEB valuta la spesa globale annuale per le aree protette presenti oggi nel nostro pianeta (tra i 5 e i 10 miliardi di dollari) evidenziando che le necessità finanziarie per le aree protette si aggirano intorno ai 45 miliardi di dollari (6,5 per il sistema europeo Natura 2000), nulla a confronto dei 4 o 5 mila miliardi di dollari stimati nella valutazione dei benefici.

Il programma CORINE
Dal 1985 al 1990 la Commissione Europea ha sviluppato il programma CORINE, al cui interno è compreso il progetto Corine Land Cover destinato al rilevamento e monitoraggio delle caratteristiche del territorio, in scala compatibile alle esigenze comunitarie, con particolare attenzione alle necessità di tutela.

Partecipanti alla conferenza
Alla conferenza hanno partecipato inoltre: Bruno Perticcione del Corpo Forestale dello Stato, Vincenzo Ferri, Adele Finco e Guido di Pronio dell’Università Politecnica delle Marche e Giuseppe Altieri dell’Istituto superiore Agrario di Todi; Claudio Zabaglia, Dirigente P.F. Tutela degli animali e Rete Ecologica Regionale, Sandro Donati Assessore all’Ambiente e al Paesaggio della Regione Marche e Marcello Maranella Direttore dell’Ente parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.

Da Biodiversità nelle Marche:
“La valutazione e l’interpretazione degli habitat deve avvenire attraverso lo studio della vegetazione poiché questa, oltre ad indicare la parte percepibile degli ecosistemi ne fornisce le caratteristiche ecologiche, in base al postulato della scienza della vegetazione in base al quale ad ogni comunità vegetale ne corrisponde una particolare condizione ecologica. La maggioranza delle aree protette della nostra Regione ricade nella fascia appenninica e solo le Aree Floristice Protette riescono ad avere una piccola incidenza nelle fasce collinari e costiere. Quest’ultima la più minacciata dalla presenza di centri urbani continui, interrotti solo a livello dei promontori del Conero del San Bartolo. Il mantenimento degli ecosistemi può avvenire solo grazie ad una adeguata pianificazione estesa alla scala dell’intero paesaggio; di fondamentale importanza per gli ecologi è il recupero dei diversi elementi naturali immersi nella matrice antropica quali parchi, boschi perifluviali, stagni, viali alberati a costituzione di una “rete ecologica. Solo un’accurata progettazione renderà compatibile lo sviluppo fra le attività umane e il mantenimento degli ecosistemi.”

di Sara Bolognini

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