Sembrava Falerone ed era Londra

7 novembre 2010 | Commenta Scelti per voi

Porchetta, olive all’ascolana e crescia calda: con un bicchiere di vino anche Londra diventa marchigiana
Una fiera è una fiera, se ne fanno di continuo. Una fiera è un rito conosciuto, dalla progettazione di stand sempre più lineari ed essenziali alla disposizione della merce sugli scaffali, ricordando di mettere tanti biglietti da visita in tasca o nel portafoglio. Biglietti da visita che si scambiano e  collezionano come figurine, attenti a ricordare un dettaglio di quella persona, di quel possibile cliente. Facce che si ammassano nella stanchezza che viene a sera, in albergo, per essere dimenticate una volta rientrati a casa. Una fiera è una fiera, se ne fanno di continuo. Alla fiera Speciality and Fine Food di Londra (5-7 settembre) quest’anno gli stand erano quasi tutti bianchi. Molto alti e articolati quelli nazionali di Spagna, Francia, Irlanda, di regioni come Scozia e Galles. Bianchi pannelli di plastica con fotografie di barattoli e bottiglie giganti. Banconi dietro i quali gli operatori erano concentrati e professionali come commessi in una boutique di scarpe. Poi c’era, là nel mezzo del centro fiere di Olympia, un pezzo di casale marchigiano. Con l’intonaco rosa e i mattoni a facciavista e le tavole di legno scuro e i tavoli segnati e le sedie di paglia e gli sgabelli. E la gente che debordava, seduta e in piedi, fino ad occupare il corridoio. Con i responsabili della sicurezza dell’organizzazione a chiedersi il perché di tanto affollamento.
Allo stand di Marche’s si stava esibendo lo chef Gennaro Contaldo. Nel momento in cui Gennaro alza in aria le tagliatelle appena preparate, per mostrarle al pubblico che gli si è fatto intorno, scatta un applauso. Un attore non avrebbe saputo far meglio, per portare i presenti verso la tradizione della gastronomia marchigiana. Gennaro è famoso al pubblico inglese, sia perché conduce programmi per la BBC, sia perché è considerato il maestro di Jamie Oliver, una star internazionale dei fornelli.
Per l’esordio di Marche’s era difficile prevedere una riuscita così forte e significativa. Un progetto avviato di recente per la promozione delle migliori produzioni enogastronomiche regionali attraverso il racconto di ciò che fa la differenza rispetto ad un prodotto standardizzato e ripetitivo: il rapporto col territorio. Vino e formaggi, olio e tartufo e salumi e preparazioni di pesce, trovano forza presentandosi insieme, permettendo di costruire un abbinamento che non è solo nel piatto a tavola, ma nella radice stessa della cultura alimentare.
Quando a tavola arrivano le tagliatelle al ragù bianco di agnello e verdicchio dei castelli di Jesi, preparate dai cingolani Andrea Tantucci e Diego Ciciliani, i presenti non stanno solo assaggiando dell’ottima cucina, ma sperimentano di persona quelle sensazioni che noi diamo per scontate. Se non tutta la settimana, almeno la domenica.
Dentro la “piazza” organizzata da Marche’s si è radunata una piccola comunità di italiani residenti a Londra, operatori dell’enogastronomia, fornitori di ristoranti prestigiosi e negozi selezionati, giornalisti di settore. Mancherebbe un mazzo di carte per una partita a scopone. Gli affari, il business, si fanno sicuramente meglio quando si può sorridere, si può ragionare con un calice in mano cercando una relazione onesta e rilassata, personalizzata.
Dietro i fornelli passa anche Franco Taruschio, originario di Montecassiano e oggi Ufficiale dell’Impero Britannico per i meriti nella gestione del suo ristorante in Galles. Per ricordare le sue radici Franco prepara piatti con la sapa e l’agresto, un aceto aromatico presente nella più antica tradizione contadina e che oggi viene prodotto ancora a Serra de’ Conti.
A tenere ordine in questa cucina vissuta, è stato chiamato il giovane (classe ’89) Claudio Illuminati, chef marchigiano che sta costruendo la sua carriera proprio a Londra. Ci sono energie, voglia di fare e nessun timore reverenziale nel confrontarsi con un contesto così competitivo e contemporaneamente attento.
Questa mancanza di timore è la stessa del ristorante Rossodisera, che prova a fare da testa di ponte della marchigianità a Londra. Allestito a Covent Garden con i mattoni e le travi di una vecchia casa di Ponzano di Fermo, piano piano sta facendo scoprire al pubblico che si affretta verso i teatri della zona che un po’ di ciauscolo e un po’ di rosso Conero possono farti gustare meglio anche un musical celebrato come Chicago.
La promozione delle nostre produzioni alimentari ed enogastronomiche deve allearsi con la promozione turistica e artigianale, in un progetto ampio di marketing del territorio. Soprattutto in mercati maturi e che già conoscono da tempo il Made in Italy, non ci si dovrebbe limitare a proporre i nostri prodotti agli importatori o ai grandi distributori. Probabilmente conoscono già la lacrima di Morro d’Alba o il rosso Piceno, il formaggio di fossa o il salame di Fabriano.
Il lavoro più importante da fare è quello con i clienti finali, perché al tavolo possano chiedere uno dei nostri rossi invece che un vino toscano, siciliano o piemontese. La regionalizzazione del prodotto, in una prima fase, può anche essere un valore aggiunto per i curiosi che vogliono esplorare, sperimentare. Solo attraverso una affermazione più generale dei valori di qualità di un territorio, di una sua riconoscibilità ampia, si può veramente pensare di trovare una propria dimensione. Per questo chi insiste su una ulteriore parcellizzazione delle iniziative promozionali, mettendo le diverse aree della regione a confronto, rischia di indebolire questo duro processo.
Una fiera è una fiera, se ne fanno di continuo. Le fiere servono a tirare le fila, a darsi un appuntamento, a creare un picco d’attenzione intorno ad un lavoro che dura mesi, se non anni, attraverso iniziative continue. Anche quando va bene, come questa volta, una fiera è solo una fiera.

di Fabio Curzi

www.fabiocurzi.it

Jamie Oliver
Jamie Oliver ha trentacinque anni e da una decina d’anni è uno dei personaggi televisivi più conosciuti del Regno Unito. È stato testimonial della campagna per la trasformazione dei menù delle mense scolastiche e oggi collabora con Michelle Obama nella campagna contro l’obesità.

La sapa
La sapa è una riduzione del mosto. Alla domanda “Di cosa sa la sapa?” Antonio, che di queste cose se ne intende, risponde “Sa di sapa”. È dolce e una volta i bambini la mescolavano alla neve per farci una specie di granita. L’agresto viene fatto con gli acini d’uva verdi, che non sono maturati al momento della vendemmia. Prima della diffusione del pomodoro era uno dei principali condimenti.

Big Night Out with Jamie
L’11 novembre un rappresentante di Marche’s è invitato da Gennaro Contaldo e Jamie Oliver alla “Big Night Out with Jamie”, cena di raccolta fondi organizzata da Fifteen. Fifteen è una catena di quattro ristoranti con una forte propensione al sociale: la brigata di cucina è composta da giovani tra i 18 e i 24 anni con gravi problemi personali, a cui viene offerta la possibilità di imparare il lavoro e costruire il proprio futuro.

 

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